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2012
Green economy: un modello economico non più rimandabile
Attualmente la popolazione del pianeta Terra si aggira attorno ai 7 miliardi di persone. Nel 2050, si stima il superamento dei 9 miliardi.
Nuovi Paesi e nuovi mercati si affacciano, e in alcuni casi hanno già conquistato, il “podio dei decisori mondiali”, avanzando le proprie richieste di benessere, potere e consumo.
Mentre le necessità del genere umano sembrano programmate per una crescita continua (anche se su questo ci sarebbe da riflettere), le risorse del pianeta Terra sono inequivocabilmente limitate. Bisognerà cioè garantire i bisogni più elementari (acqua, cibo e sicurezza) e quelli immediatamente secondari (benessere e sviluppo) a una popolazione in ingente aumento con un bacino di risorse che sembra destinato ad esaurirsi.Come rendere possibile ciò?
Non ci sono risposte semplici, ma è oramai chiaro a tutti: la riflessione su come costruire e attuare concretamente nuovi modelli di sviluppo sostenibile non è più rimandabile.
In realtà, ci sono molte buone notizie. È dimostrato infatti che la creazione di sistemi economici eco-sostenibili non è soltanto un “modo per evitare il peggio” ma rappresenta un eccellente motore di sviluppo, in grado di generare nuove forme di occupazione sia in termini numerici che in relazione alla nascita di nuove figure professionali.
Questo è quanto emerge dal report “Towards a Green Economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication” realizzato dalla Green Economy Initiative dell’UNEP (United Nations Environment Programme), dove si sottolinea come una riconversione green dei processi produttivi comporti non solo la conservazione e l’aumento delle risorse naturali ma anche del Prodotto Interno Lordo. L’economia green è inoltre in grado di aumentare l’occupazione.
A fronte quindi di ingenti sforzi sul fronte degli investimenti e del cambiamento di abitudini e processi, la green economy conviene!
Questo elemento è confermato anche nel rapporto Green Italy2011 , che raccoglie attorno al concetto di green tre parole chiave: efficienza, valore e competitività.
Le imprese che investono su uno sviluppo green hanno infatti compreso l’ingente costo economico e sociale che comporta la direzione opposta. Optando per un modello di crescita che riduca il proprio impatto sull’ambiente sono in grado di attrarre un consumatore sempre più informato, attento e responsabile. Infine, per riuscire a trarre profitto dall’attenzione verso processi produttivi ecocompatibili puntano su tecnologia e innovazione, guadagnando in competitività e presenza internazionale.
Comportamenti che si traducono anche in investimento sul piano occupazionale. Sempre secondo il rapporto, le imprese che investono nel green hanno dinamiche occupazionali in crescita rispetto alle non investitrici, tendenza che vale anche per le micro-imprese.
Il rapporto Green Italy presenta una graduatoria regionale sulla diffusione nel territorio delle imprese che hanno dichiarato di aver investito o la propria volontà a investire in prodotti e tecnologie green. L’immagine è quella di uno scenario omogeneo tra Nord e Sud. Nota dolente: la Sardegna è purtroppo però all’ultimo posto in Italia.
In considerazione della forte crisi occupazionale della nostra regione non posso non riflettere sull’alto prezzo pagato sul piano ambientale e umano dalla nostra isola, in nome di una certa idea di “progresso” che non ha poi mantenuto le proprie promesse di benessere. Forse, alla luce di quanto emerso, anche per noi non è più rimandabile assumerci delle responsabilità e rivedere le nostre scelte di sviluppo.
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